
Il termine migranti esprime solo in parte, a prer mio, la condizione di chi è transitato dalla linearità, dalla consequenzialità alla reticolarità, dal vissuto diretto a quello virtuale. Molte innovazioni che connotano la nuova dimensione della multimedialità, erano in nuce, rappresentavano quei desideri intimamente custoditi da chiunque di noi e ben prima di noi, desiderasse dotare l’individuo di più ampie facoltà, possibilità. E’ quella proiezione immaginifica, quella leonardesca tensione, verso il progresso che ha da sempre impegnato l’uomo nella ricerca. In altre parole, se talune facoltà ci erano precluse da una realtà analogica e bidimensionale, ciò non vuol dire che dentro di noi non ardesse vivo il desiderio di multimensionalità, di connettività, di ipertestualità, di atemporalità. Tant’è che queste fantasie futuribili si sono poi realizzate. Personalmente questo fatto ha determinato in me un marcato entusiasmo. Forse per il bisogno di una connettività più ardita, più pervasiva. In altri della mia generazione, al contrario, lo stravolgimento tecnologico ha prodotto atteggiamenti di diffidenza, di scotomizzazione del nuovo. Ma il nuovo, come ben sappiamo, avanza indipendentemente da noi. L’atteggiamento di ciascuno verso le tecnologie non può prescindere certo dal vissuto personale , dalla maggiore o minore propensione alla socialità, dalle caratteristiche personologiche di ciascuno. Credo che la differenza tra immigrants e native sia forse anche questa: limitatamente a questo periodo di diffusione delle tecnologie digitali, gli immigrants possono effettuare una scelta a diversi livelli ( mi risulta che più o meno tutti abbiano capitolato in favore del telefonino). Al contrario per i natives l’opzione più che obbligata è ovvia, forse non è neanche una scelta. Indubbiamente il nativo digitale vive il rapporto con le tecnologie con maggiore naturalezza. Diversamente da chi fra noi, favorevole alle tecnologie, avverte maggiore soddisfazione e stupore nel veder ampliare le proprie possibilità, memore dei maggiori limiti di espressione del passato. La mia esperienza personale di immigrant tecno entusiasta, giunse al giro di boa con l’ingresso nella classe virtuale della Iul, un gruppo che nell’arco di poco tempo ha saputo trasformarsi in una comunità di pratiche e che credo non voglia smettere di esserlo neanche dopo l’uscita da questa Università. Ma è vera virtualità ( mi si perdoni l’ossimoro) quella che ha caratterizzato le nostre interazioni all’interno della IUL? Le nostre interazioni hanno determinato dinamiche molto ben definite che sono andate, alle volte, ben oltre la mimesi del rapporto diretto. la CMC, nel mio caso ha offerto nuove opportunità di espressione e di conoscenza che la mia emotività, la mia titubanza, non avevano consentito di esprimere. E’ il mio un caso in cui il giudizio di merito sulla nuova fenomenologia della comunicazione, sarà sicuramente favorevole. Una virtualità che, a mio modo di vedere, diviene iperreale e non virtuale, proprio perché permette di disvelare i tratti più autentici della persona, dissimulando un modo di essere che il mondo reale aveva represso. La mediazione digitale, in particolare quella dei social network, certamente presenta delle peculiarità che stigmatizzano e rendono in parte nuova l’interazione. Vorrei qui enumerare quelle che io ho percepito maggiormente. • Riduzione delle differenze anagrafiche, sociali fra gli attori della comunicazione. Questo fa sì che si possa avere la possibilità di interagire con soggetti verso i quali, diversamente, si avvertirebbe imbarazzo, timore reverenziale o altro. • Eliminazione dei vincoli spaziali • Portabilità . Avere al possibilità di operare e di essere connessi in ogni luogo. • Possibilità di stabilire contatti e le connessioni nei tempi e nei modi che ritieni più confacenti: scelta degli orari, visibilità o invisibilità,… • Facoltà di potersi affrancandosi dagli effetti contestuali che la relazione de visu genera. Si pensi a luoghi come una presidenza, un’aula magna..certamente pongono il soggetto in una condizione di maggiore inibizione durante la manifestazione del proprio pensiero. Anche l’aspetto fisico, l’abbigliamento piuttosto che la gestualità e la mimica rappresentano fattori evocativi, suggestioni che possono condizionare, positivamente o negativamente, il recepimento del messaggio durante la relazione. • Possibilità di entrare in contatto con interlocutori esperti che il luogo in cui vivi non ospita. • Maggiore autorialità. Si pensi alle insperate opportunità che ci sono state date, (avviene anche in questo frangente) di esprimere la nostra opinione nei forum, nei blog, su facebook… Questo consente, attraverso la condivisione e la libera adesione al pensiero altrui, di creare gruppi fondati sulle affinità, per generare opinioni e flussi di opinioni, nella prospettiva e con l’auspicio di una maggiore democratizzazione.
DAL LIBRO AI BIT
1. Il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit è stato per me inesorabile. I bit mi hanno attratto in modo graduale e crescente. Questa reciproca attrazione non si è mai interrotta dal giorno in cui, nel marzo 1998, ho mosso per la prima volta un mouse tra tante diffidenze e molti preconcetti.
2.Mi sento fuori posto con gente fenomenale come la mia collega di Palermo (IUL)Antonella Lo Presti che è una sviluppatrice insuperabile. Vorrei avere queste persone sempre accanto per poter recepire tutti i possibili strumenti di intervento, così da poter acquisire un agire informatico sempre maggiore e, corrispondentemente, aumentare la libertà di realizzare, creare, sapere, comunicare .
3.Il Drago che riposa in me si desta quando, riesco a fare qualcosa che reputavo oltremodo difficile. L’ultima volta è successo quando ho imparato da sola a gestire il blog.
4. Ecco, un’ambizione, che allo stato attuale delle cose rappresenta una dififcoltà, sarebbe avere cognizoni più profonde. La mia conoscenza è di superficie, pragmatica: sono ancora solo una praticona.
5. Il potenziamento maggiore l’ha dato la possibilità di ricercare autonomamente, di inventare e scoprire percorsi di studio, di conoscenza, nuovi, diversi, personali. La scoperta autonoma, è l’esperienza sul web che mi entusiasma di più, almeno quanto la sensazione che la rete sia un’occasione per esercitare una forma di democrazia nuova e più autentica.
6. La rete mi piace perchè ha spezzato le catene che mi tenevano relegata al mio piccolo mondo di provincia, ha creato legami insperati . La mia tastiera e il mio mouse mi consentono di esplorare territori nuovi. Anzi di avvicinarmi a territori visti solo in lontananza e che ora sono divenuti straordinariamente vicini e accessibili.
Davvero può sembrare una contraddizione in termini parlare di immigrants e natives e proporre il relativo distinguo. Questo mondo è stato creato dai così detti immigrati perchè tutto quello che è stato in seguito creato albergava in nuce nelle nostre menti. Sogni coltivati in lunghe gestazioni. Prodigi ai quali tutte le generazioni passate hanno sempre pensato. Credo anch’io che la reticoarità del nostro pensiero venisse in qualche modo forzata, limitata dalla linearità libresca. E’ solo adesso, dopo una naturale evoluzione, che la mente trova uno spazio in cui liberare il suo potenziale in una forma più consona e rispondente.
